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Fondazione per la critica sociale

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Search Results for: Rino Genovese

Marx e la critica del presente

25 Gennaio 2020 • Fondazione
Collana critica sociale, Filosofia

Marx duecento anni dopo: un’eredità alla prova.

Testi di:

Roberto Finelli

Ferruccio Andolfi

Luca Basso

Stefano Petrucciani

Tania Toffanin

Rino Genovese

Vittorio Morfino

Federica Giardini

Riccardo Bellofiore

Maurizio Ricciardi

Jamila M.H. Mascat

Giorgio Cesarale

Michele Prospero

Marco Gatto

Marco Gatto insegna Teoria della letteratura presso l’Università della Calabria. Ha pubblicato i seguenti volumi: Fredric Jameson. Neomarxismo, dialettica e teoria della letteratura (2008), L’umanesimo radicale di Edward W. Said. Critica letteraria e responsabilità politica (2012), Marxismo culturale. Estetica e politica della letteratura nel tardo Occidente (2012), Glenn Gould. Politica della musica (2014), L’impero in periferia. Note di teoria, letteratura e politica (2015), Nonostante Gramsci. Marxismo e critica letteraria nell’Italia del Novecento (2016) e Resistenze dialettiche. Saggi di teoria della critica e della cultura (2018). 

Filed Under: Collana critica sociale, Filosofia Tagged With: Federica Giardini, Ferruccio Andolfi, Giorgio Cesarale, Jamila M.H. Mascat, Luca Basso, Marco Gatto, Maurizio Ricciardi, Michele Prospero, Riccardo Bellofiore, Rino Genovese, Roberto Finelli, Stefano Petrucciani, Tania Toffanin, Vittorio Morfino

Vita tranquilla di Emanuele Castrucci

17 Dicembre 2019 • Fondazione
Commenti

facebookdi Rino Genovese

Alla fine lo hanno semplicemente sospeso dall’insegnamento a Siena. Neppure il suo profilo Twitter è stato chiuso, perché, almeno secondo una certa interpretazione, la Costituzione italiana vieta la rifondazione del partito fascista ma non l’espressione di simpatie naziste e idee antisemite. Si chiama Emanuele Castrucci, professore di provincia già sconosciuto ai più, che ha avuto la sua ribalta nazionale, il suo quarto d’ora di celebrità, grazie ai nuovi media. Adesso avrà una sua piccola corte di supporters. E immagino che anche questo mio pezzo su di lui gli farà piacere.

Una ventina d’anni fa ebbi modo di andare a colazione con lui per iniziativa di un amico comune che volle metterci in contatto. Si mimetizzava ancora. Non lo si sarebbe detto proprio un seguace di Hitler ma uno che, interessato al pensiero di destra, poteva dialogare a sinistra: come molti di quelli che studiano il  giurista e filosofo nazista Carl Schmitt, o quegli altri che, abbagliati da Heidegger, evitano di misurarsi con il fatto che il suo profondo pensiero era in larga misura una trascrizione dell’ideologia nazionalsocialista. Non mi riuscì simpatico: lo presi come uno dei tanti personaggi universitari imbottiti di erudizione ma dalla testa confusa. Cercò di attirarmi un po’ sul suo terreno, perché aveva letto qualcosa di mio e sapeva che sono un critico dell’universalismo illuministico. Solo che io lo sono dall’interno, cioè nella forma di un’autocritica dell’illuminismo, non in quella di chi, buttando via il bambino con l’acqua sporca, vorrebbe ancorare l’intera vita sociale e politica alle tradizioni, alle radici, a un presunto ethnos dell’Occidente, che essi vedono di volta in volta minacciato dai complotti del cosmopolitismo ebraico e della massoneria, o più di recente dal fenomeno dell’immigrazione (che, nella mente di alcuni allucinati, sarebbe la conseguenza di una specie di macchinazione su scala mondiale).

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Filed Under: Commenti Tagged With: Carl Schmitt, Emanuele Castrucci, Facebook, Heidegger, Liliana Segre, Rino Genovese, Twitter

Napoli è il mondo

25 Giugno 2019 • Fondazione
Commenti, Recensioni


di Antonio Tricomi

[Articolo uscito sulla rivista on-line Fatamorgana]

«Il caos della plebe – in cui precipitano i frantumi di classi decomposte, culture in declino, popoli vinti – è esso stesso un prodotto dello sviluppo del capitale. I senza voce hanno perso una parola che possedevano, sono stati espropriati della identità originaria, e non hanno accesso al linguaggio astratto della modernità del capitale».

Questa la tesi di fondo propostaci da Mario Pezzella in Altrenapoli (Rosenberg & Sellier). Libro che non ritrae il nostro tempo – una sorta di riaffiorato medioevo: in cima, una casta socialmente impune di signori e, alla loro mercé, un’indistinta massa di monadi vieppiù umiliate nella propria dignità – come un mero incidente di percorso sulla via della modernizzazione capitalistica. Invece, esso lo giudica l’esito naturale del plurisecolare dominio di un capitale che, «nella sua storia passata e presente», sempre si è confermato «un processo attivo di privazione di diritti, di soggettività e di parola», costringendo «interi ceti sociali che possedevano un “saper fare” specifico» a scivolare «nell’amorfia della plebe», a veder schiantato il proprio «statuto simbolico», a stiparsi in «un non essere di compattezza e mutismo». Gli attuali fenomeni di plebeizzazione patiti, nel mondo intero, dalle varie comunità nazionali discendono cioè, per Pezzella, dall’ormai incontrastato processo di accumulazione capitalistica, pronto altresì a convertire in «prodotto» ciascuna nostra città, se «lo spazio in cui si svolge la vita quotidiana è divenuto esso stesso merce in ogni sua piega». Se «l’urbano, che ha sostituito la città, non ha un nucleo unico e riconoscibile, ma si disperde poliedricamente in più centri commerciali». E se tale «processo di urbanizzazione è dunque al contempo di ruralizzazione: l’amorfa continuità dell’una nell’altra sostituisce l’antica dialettica di città e campagna». [Read more…] about Napoli è il mondo

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Quale capitalismo per quale Europa: su Euro al capolinea?

14 Giugno 2019 • Fondazione
Commenti, Economia, Recensioni

di Nicolò Bellanca

Il senso di questa noterella consiste nel dialogare con Bellofiore, Garibaldo e Mortágua1. I temi che essi trattano sono della massima rilevanza e del massimo impegno. Non su tutti ritengo di avere, al momento, una posizione intellettualmente e politicamente definita2. Mi scuso, quindi, se tralascerò alcune parti del loro libro. Il punto di partenza del confronto è inevitabile: gli autori s’interrogano sulla natura del capitalismo contemporaneo. A loro avviso si tratta «di un money manager capitalism, un capitalismo dei gestori finanziari, che è stato costruito sulla centralizzazione senza concentrazione, su nuove forme di governo societario, sulla concorrenza distruttiva, sull’aumento dei prezzi delle attività finanziarie, e sul consumo a debito» (p.11); a questi tratti essi aggiungono, dal punto di vista delle classi subalterne, «la sussunzione reale del lavoro alla finanza e al debito, […] la ‘traumatizzazione’ del lavoro, la precarizzazione universale» (p.131)3. Ho sempre trovato poco sensato compilare una recensione elencando le cose che un certo libro non dice. Questo perché tali cose sono, ovviamente, in numero infinito, ma anche perché, così procedendo, si evita comodamente di entrare nel merito di ciò che il libro afferma e argomenta. Nel caso in oggetto, tuttavia, i caratteri del capitalismo che gli autori richiamano possono essere soppesati soltanto in base a una concezione alternativa. Devo dunque elencare quello che a mio avviso manca, affinché il lettore possa riflettere e valutare.

Con la sinteticità di una manciata di tweet, ecco la mia pista di ricerca. Per comprendere il capitalismo contemporaneo, occorre (sebbene non basti) mettere a fuoco sette categorie teoriche: il surplus potenziale, il modo di potere capitalista, gli investimenti intangibili, la classe dominante dei manager, l’imperialismo, la Grande accelerazione e la fine del lavoro4.

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Euro o non euro?

8 Giugno 2019 • Fondazione
Commenti, Economia, Recensioni

Eurodi Rino Genovese

Dopo le elezioni europee e il loro esito scontato rispetto alle aspettative (con la sola eccezione del crollo, ben al di là del previsto, del “populismo di centro” grillino), in un quadro generale caratterizzato dalla sostanziale tenuta dello status quo dell’Unione, non tarderanno a farsi di nuovo sentire i fautori di un’uscita dell’Italia dalla moneta unica. È ai loro supporters, spesso malamente informati o manipolati da abili demagoghi, che va consigliato il libro di Riccardo Bellofiore, Francesco Garibaldo e Mariana Mortágua, Euro al capolinea? (Rosenberg & Sellier), che, con il suo rigore critico e la radicalità delle argomentazioni, potrebbe far cambiare opinione a qualcuno di loro.

Anzitutto, qual era la caratteristica del capitalismo italiano dei bei tempi andati, quelli della liretta e delle sue “svalutazioni competitive”? Per rispondere basta ricordare ciò che diceva Augusto Graziani in una conferenza del 1994: “[…] questo ritorno a una politica della svalutazione come protezione delle esportazioni e della politica di sviluppo guidata dalle esportazioni è una politica che ha degli effetti diseguali dal punto di vista territoriale sullo sviluppo del nostro paese: perché avvantaggia largamente le regioni della piccola e media impresa esportatrici, mentre penalizza tutte le altre regioni che non sono in grado di trarre vantaggio dalla svalutazione. E poi è, ancora una volta, una politica di sostegno all’industria attraverso la svalutazione, e non attraverso l’avanzamento tecnologico” (citato a p. 102).

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A proposito di Carlo Formenti “Il socialismo è morto. Viva il socialismo!” (Meltemi)

18 Marzo 2019 • Fondazione
Commenti, Politica

il socialismo è mortodi Rino Genovese

Ecco un libro di cui avremmo potuto facilmente sbarazzarci inserendolo tra quelli sconsigliati, “da non leggere”, come abbiamo fatto con Ernesto Laclau e Chantal Mouffe (che tuttavia abbiamo letto). Ne parliamo invece per due ragioni: la prima è data dal suo bel titolo (sebbene sia peggiorato dal sottotitolo, che suona “Dalla disfatta della sinistra al momento populista”), e la seconda è che questo libro offre – in una forma diretta, che utilizza anche il registro stilistico delle tesi – un compendio di tutti gli errori che funestano oggi quella parte della sinistra cosiddetta radicale ascrivibile al “populismo di sinistra”.

Sono esposte in modo così chiaro le idee di questo libro che ci sentiremmo di consigliarlo, ammesso che leggano ancora qualcosa, anzitutto ai nostri ex amici del Ponte (da cui la Fondazione per la critica sociale si è separata l’anno scorso), affinché ci dicano se è questo che essi pensano, se cioè condividono, e fino a che punto, le posizioni di Formenti. Che sono in sintesi le seguenti: 1) sono dei “cretini” quelli che non vogliono accorgersi che il cosmopolitismo “borghese” illuministico, basato sul mercato, ha cancellato un internazionalismo che potrebbe poggiare solo su una parità delle differenti comunità e dei diversi Stati nei loro rapporti reciproci; 2) di conseguenza un sovranismo statale neogiacobino (non etnico!) è l’unica risposta al capitalismo progressista liberal-liberista, cui non solo le socialdemocrazie si sono adeguate ma anche il pensiero post-operaista è subalterno; 3) non può più esserci un soggetto rivoluzionario all’interno del processo capitalistico (“dentro e contro”, secondo un vecchio slogan), però può esserci la costruzione di un “popolo”, a partire da varie forme di resilienza o resistenza esterne, capace di servirsi dello Stato in una prospettiva inizialmente democratica nazional-popolare e successivamente orientabile, almeno in linea di principio, verso il socialismo; 4) l’Europa non è stata altro che un esempio di “lotta di classe dall’alto” contro i ceti subalterni, e per questo la scelta politica, per i paesi del Sud del continente ridotti a subire una sorta di dominazione neocoloniale da parte della Germania, sarebbe quella di riprendersi la loro indipendenza uscendo dalla moneta unica e, più in generale, dalla Unione europea. Di qui l’attenzione, e anche qualcosa di più, che l’autore riserva al Movimento 5 Stelle e al suo esperimento di governo con la Lega – per non dire di tutto quanto, da Sanders a Corbyn e a Mélenchon, passando per Podemos, egli include, senza preoccuparsi troppo di distinguere, nel “populismo di sinistra”.

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Filed Under: Commenti, Politica Tagged With: Antonio Gramsci, Carlo Formenti, Chantal Mouffe, Corbyn, Ernesto Laclau, Jean-Luc Mélenchon

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