Proposta di una rivista

Altraparoladi Mario Pezzella

Questo volume è dedicato a Miguel Abensour, il grande filosofo francese della politica, scomparso nel 2017. Non vuol essere solo un omaggio, ma una riflessione sulle più importanti linee di pensiero che egli ci ha lasciato in eredità. La sua opera, nonostante alcune traduzioni, è ancora relativamente poco conosciuta in Italia: noi pensiamo che i temi da lui trattati – l’utopia, il totalitarismo, la servitù volontaria – richiedano l’ora della loro leggibilità, pretendano anzi con urgenza di essere meditati, di fronte al possibile ritorno di una barbarie autoritaria e razzista. Questo volume prefigura un lavoro più generale, che prenderà probabilmente la forma di una rivista nel prossimo futuro: Altraparola. Il nostro pare uno di quei momenti della storia che Benjamin definiva col termine di “dialettica in stato di sospensione” o “in sospeso” o “sospesa”. Le forze in conflitto sono tese l’una contro l’altra in modo tale da non riuscire a prevalere o affermarsi in modo da determinare un nuovo evento, un’altra forma di vita o una decisione. “In sospeso” significa qui dunque tutto il contrario che “in quiete”, come tendevano a pensare i pensatori della fine del secolo passato che si illudevano su una fine postmoderna della storia, dei grandi conflitti e delle grandi narrazioni. Le quali sono riprese a ritmo violento (dal fondamentalismo al neofascismo) e non sono purtroppo rassicuranti. Questo non vuol dire che ricordare il pensiero il quale, nel Novecento, si è sforzato di indicare un altro mondo possibile rispetto a quello in cui ora viviamo sia inutile; ma ciò che ci interessa va estratto con cura, con un’operazione critica, da insiemi e apparati concettuali, che non possono più essere assunti nella loro interezza. Ciò vale anche per le tradizioni di teoria critica a cui siamo più legati: la Scuola di Francoforte, Benjamin, Debord e il situazionismo, Arendt, Foucault. L’orizzonte di senso della nostra ricerca è quello di un “socialismo libertario”, che pone al centro – come ebbe a definirlo Marx nei Grundrisse – la nozione di “individuo sociale”.

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Su La città polifonica di Massimo Canevacci

San Paolo del Brasile. Sul tetto del SESC 24 de Maiodi Alessandra Criconia

[Intervento alla presentazione del volume nella libreria “Todo modo” di Roma il 18 ottobre scorso]

Il libro di Massimo Canevacci La città polifonica (Roma, Rogas, 2018), di cui abbiamo oggi la seconda edizione arricchita da una nuova premessa, è un testo di antropologia urbana che tratta della megalopoli, nel caso San Paolo, dichiarando fin dal titolo la tesi che intende sostenere: la città contemporanea è una molteplicità di segni e codici comunicazionali intrecciati alle tecnologie digitali. Questa è la sua “polifonia”: essa non consiste soltanto in un insieme di beni e valori materiali e immateriali, ma, come in un cortocircuito, permette di connettere la città ipermoderna con il villaggio Bororo. Scrive Canevacci: «[…] straniero e familiare si attraversano e la comunicazione digitale connette la megalopoli di São Paulo con il villaggio Bororo di Meruri» (p. 19). Il libro è una riflessione etnografica attenta ai tempi nostri, vòlta a costruire un pensiero del presente, che può essere tale solo in quanto stabilisce un rapporto con il passato. I cinque capitoli che compongono la prima parte del volume sono così dedicati alla puntuale analisi dei “classici” (dai futuristi a Benjamin, dai surrealisti a Lévi-Strauss, arrivando fino a Bateson,) per prendere poi in esame la comunicazione urbana seguendo soprattutto le suggestioni di un antropologo della postmodernità quale Clifford Geertz e di un critico della letteratura come Michail Bachtin. Questa rilettura è la premessa del metodo sviluppato nella seconda parte del libro, che «[…] utilizza due altre voci per la rappresentazione di São Paulo: le foto e un diverso stile di scritture, [che] contribuiscono a far parlare le molteplici facce della metropoli» (p. 179).

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