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Fondazione per la critica sociale

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Search Results for: Rino Genovese

Gli errori di Marx

7 Novembre 2018 • Fondazione
Marx e la critica del presente

di Rino Genovese

Quando si parla degli errori di Marx, ci si riferisce per lo più alle sue previsioni sbagliate: alla teoria dell’impoverimento crescente (smentita dallo sviluppo dei ceti medi e dal relativo benessere che, fin dai primi del Novecento, coinvolse anche la classe operaia), oppure alla presunta legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, che avrebbe dovuto condurre il modo di produzione capitalistico verso la sua crisi risolutiva.

Ma questi “errori” fanno parte in effetti di un unico grande errore compiuto da Marx, quello di avere voluto conferire alla sua critica dell’economia politica lo statuto di una scienza “predittiva” sul modello delle scienze naturali. Al contrario la teoria di Marx s’inserisce, sia pure con un suo alto livello di complessità, in una tradizione che è quella del pensiero utopico. Si tratta allora di ritornare alla radice utopica del socialismo, anziché predicare un “socialismo scientifico”.

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QUALE EUROPA?

15 Ottobre 2018 • Fondazione
Interventi, Politica

Quale Europa

SABATO 27 OTTOBRE
FIRENZE  SMS di Rifredi sala chalet
Via Vittorio Emanuele II, 303 tranvia I fermata Vittorio Emanuele II

h. 10.15
Saluti – Luisa Simonutti – CRS Toscana
Introduzione ai lavori

 UNIONE EUROPEA: STRUTTURA E POTERI
Erica Schiavoncini – I Pettirossi

h. 11.00
EUROZONA RIFORMABILE? L’ECONOMIA SA COME, LA POLITICA NO
Sergio Cesaratto – economista, Università di Siena
coordina Giorgio Bellucci – CRS Toscana

GLI ERRORI DA CORREGGERE DI UNA UNIONE NECESSARIA
Vincenzo Visco, già Ministro delle finanze
coordina Matteo Gorini – I Pettirossi

– Discussione

h. 13.15 – Pausa pranzo*

h.14.30
DEMOCRAZIA E DIRITTI SOCIALI. DALLA COSTITUZIONE ITALIANA
AI TRATTATI EUROPEI. UNA STRADA SENZA RITORNO?
Claudio De Fiores – Università di Napoli – Giuristi Democratici

 EUROPA SENZA SOGGETTI
Maria Luisa Boccia – Presidente CRS

PER UNA EUROPA SOCIALE E POLITICA
Rino Genovese – Fondazione per la critica sociale
coordina Marisa Nicchi – Diritti a Sinistra

– Discussione

* Il pranzo è previsto presso SMS Rifredi: euro 10, prenotare al numero 3381554489

 

Filed Under: Interventi, Politica Tagged With: Claudio De Fiores, CRS Toscana, Diritti a Sinistra, Erica Schiavoncini, Giorgio Bellucci, Giuristi Democratici, I Pettirossi, Luisa Simonutti, Maria Luisa Boccia, Marisa Nicchi, Matteo Gorini, Rino Genovese, Sergio Cesaratto, Vincenzo Visco

Lezione svedese (2)

14 Settembre 2018 • Fondazione
Commenti, Politica

Viktor Orbán

di Rino Genovese

Mi ha fatto notare Antonio Tricomi, in una conversazione privata, che la “lezione svedese” è per lo meno ambigua: se infatti perfino dove c’è stata un’integrazione riuscita degli immigrati, grazie a uno Stato sociale di alto livello, l’estrema destra arriva al 17%, questo è un dato per nulla confortante, che fa pessimisticamente prevedere un ulteriore incremento delle posizioni xenofobe alle prossime elezioni. Inoltre, spingendo più avanti il ragionamento del mio amico, la “lezione svedese” si avvita in un circolo vizioso, è un gatto che si morde la coda: se per difendersi dalla destra estrema, sul piano europeo, si è spinti a dare ancora vita ad alleanze tra centristi conservatori (leggi Ppe) e socialisti e socialdemocratici, ciò potrà forse servire a salvare la situazione qui e ora, ma sul medio periodo – visto che l’immobilismo liberal-liberista ha favorito fin qui la crescita dell’estrema destra – questa riscuoterà maggiori consensi, presentandosi come unica alternativa “sociale” oltre che sovranista.

Il ragionamento non fa una piega. In maniera logica è la rappresentazione di un’impasse. La mia risposta, tuttavia, vorrebbe distinguere due problemi. Il primo, di fondo, è di tipo sociologico, per non dire antropologico-culturale, e ha a che fare con la domanda: di che cosa è segno il ritorno, in chiave nazional-populistica, di un’estrema destra in Europa? Anzitutto – mi sento di rispondere – del fatto che la nozione di globalizzazione, in voga soprattutto un ventina di anni fa, era sbagliata in quanto troppo sbilanciata in senso economicistico e più o meno ottimisticamente progressista. Il nostro non è tanto il tempo della globalizzazione economico-finanziaria, tecnologica e così via, quanto piuttosto quello in cui emerge con forza l’elemento d’ibridazione culturale e storico-temporale del moderno. È una questione che è stata spesso fraintesa con il termine di “postmoderno”. Non si tratta di un “post”, ma del venire in primo piano dell’intera modernità occidentale come un miscuglio di passato e presente e di culture differenti, che soltanto per un periodo tutto sommato breve, in Europa, anche in forza di uno sviluppo economico che sembrava inarrestabile, aveva trovato un suo equilibrio.

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Lezione svedese

12 Settembre 2018 • Rino Genovese
Commenti, Politica

lezione svedesedi Rino Genovese

Tra le due o tre cose che so della Svezia, c’è che questo paese, celebre per la qualità del suo Stato sociale, negli ultimi anni ha accolto ben 450.000 rifugiati su una popolazione di dieci-undici milioni di abitanti. Un mese fa a Stoccolma, in una centralissima stazione della metro, ho visto nel botteghino delle informazioni un’immigrata velata e con l’abito scuro lungo fino ai piedi tipico degli sciiti (che, per chi ancora non lo sapesse, sono una corrente dell’islam diffusa soprattutto tra Iran e Iraq). Ecco la prova di un’integrazione riuscita. La politica dell’accoglienza ha certo ricevuto un colpo dalle recenti elezioni, in cui il partito di estrema destra anti-immigrati, dal nome fasullo di “Svedesi democratici”, ha raggiunto il 17%, ma nell’insieme ha tenuto e il partito socialdemocratico, con il suo 28% (che tuttavia costituisce un record negativo), è rimasto il primo partito. La prospettiva politica che si apre adesso è quella di una probabile grande coalizione alla tedesca, con i moderati conservatori, rimasti il secondo partito al 19%, e i loro alleati minori.
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Lettera a Saviano sulla regressione culturale

26 Luglio 2018 • Fondazione
Commenti, Politica

Roberto Savianodi Rino Genovese

Caro Saviano,

è chiaro che siamo con te contro il ministro dell’interno: non possono esserci dubbi o esitazioni su questo, non foss’altro perché tu sei liberale e illuminato e lui un demagogo oscurantista deciso a lucrare elettoralmente sulla paura e l’ignoranza. Ma la ragione per cui oggi c’è così tanta difficoltà a reagire, a mettere su un vasto movimento d’opinione contro la xenofobia e il razzismo, a favore delle Ong che nel Mediterraneo salvano vite umane, è data dal fatto che da tempo siamo in presenza di una regressione culturale a sinistra, che prima ha lasciato spazio al puro e semplice qualunquismo grillino (le balle sulla democrazia diretta in rete, la polemica antipolitica intorno alla “casta”, e così via), e poi non si è ritratta neppure di fronte alla prospettiva di un governo grilloleghista (ne so qualcosa io che ho dovuto rompere con la vecchia rivista “Il Ponte”, in cui questa regressione appare adesso particolarmente evidente).

Si sta ripetendo, mutatis mutandis, in quell’area che definiamo di “sinistra radicale”, ciò che avvenne all’inizio del Novecento con i nazionalismi e i prodromi del fascismo, quando ex compagni divennero camerati quasi da un giorno all’altro, passando dall’estrema sinistra all’estrema destra. Ieri era l’insoddisfazione verso una politica riformista, quella di Filippo Turati – e poi il mito della violenza, della guerra, della conquista coloniale –, a sostenere ideologicamente il mutamento. Oggi c’è una molto difettosa costruzione europea a provocare una delusione e un’insoddisfazione che si riflettono, nelle menti più deboli, in un (ri)sentimento del “si stava meglio prima”, quando non c’era la moneta unica e si poteva svalutare a piacere, o quando non era arrivata l’ondata migratoria, soprattutto dal Sud del mondo, perché la drammatica questione postcoloniale non era ancora esplosa e la divisione del pianeta in blocchi contrapposti permetteva di tenere sotto controllo zone geografiche in seguito finite nel caos.

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Filed Under: Commenti, Politica Tagged With: Alfredo D’Attorre, Filippo Turati, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, Rino Genovese, Roberto Saviano, Stefano Fassina

Sulla letteratura che ci circonda (a partire da Gianluigi Simonetti)

24 Giugno 2018 • Fondazione
Critica letteraria, Interventi

gianluigi simonettidi Rino Genovese

[Il 7 giugno scorso, organizzato da Anna Gialluca presso la sede romana della casa editrice Laterza, si è tenuto un interessante seminario intorno a un recente volume di Gianluigi Simonetti, con interventi, tra gli altri, di Walter Siti, Domenico Starnone, Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni, Raffaele Donnarumma, Gilda Policastro. Quello che segue è un mio contributo alla prosecuzione del dibattito. – R. G.]

Si dev’essere grati a Gianluigi Simonetti per il suo La letteratura circostante (Bologna, il Mulino, 2018) che ci permette di entrare nella selva della editoria italiana contemporanea, di prendere contatto con libri di cui mai avremmo immaginato l’esistenza, di addentrarci in un’imbecillità che, pur scafati, neppure il nostro peggiore pessimismo sarebbe riuscito a figurarsi. Come lettori critici dobbiamo essergli grati. Come scrittori molto meno: perché – se ancora ambissimo a esserlo – nel panorama che egli disegna non vorremmo essere inseriti, o, se un tempo lo fummo, in siffatta compagnia non è confortante essere confusi. Ci sono, nelle analisi proposte dal libro, in ordine d’insulsaggine, i politici e gli sportivi che si scoprono narratori, gli autori che sono per sonaggi televisivi (da Alba Parietti a Flavio Insinna, da Fabio Fazio a Maurizio Costanzo), i giornalisti che si danno al romanzo (magari sfruttando la notorietà televisiva), gli scrittori “giovani” o giovanilisti, i memorialisti della lotta armata degli anni settanta, gli autori di genere (un notevole studio, a tratti esilarante, è dedicato da Simonetti al “neo-rosa” che ha in Moccia il suo campione).

Dal libro si ricava l’impressione che la letteratura da cui siamo assediati sia solo un enorme megagenere editoriale; in altri termini, non esiste letteratura se non colonizzata da quelle che si possono chiamare le agenzie dell’estetizzazione diffusa, entro cui rientra a pieno titolo la maggior parte della case editrici. Si tratta delle eredi della industria culturale: se in questa si potevano individuare delle differenze di livello all’interno di una produzione “media”, se soprattutto il discorso di un autore poteva ancora introdurre il suo sassolino nella macchina, oggi, nell’editoria dell’estetizzazione diffusa, non più. Perciò il concetto di “nobile intrattenimento” (espressione che Simonetti riprende da un innominato editor che sembra avere le sembianze di Antonio Franchini, considerato nel libro a sua volta in quanto autore in proprio) diventa a dir poco problematico, sommersa com’è – la nobiltà – sotto una produzione che per contrasto, sebbene Simonetti non ricorra mai a questo termine, andrebbe definita plebea.

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Filed Under: Critica letteraria, Interventi Tagged With: Alba Parietti, Andrea Cortellessa, Anna Gialluca, Antonio Franchini, Domenico Starnone, Fabio Fazio, Flavio Insinna, Gianluigi Simonetti, Gilda Policastro, Guido Mazzoni, Maurizio Costanzo, Raffaele Donnarumma, Rino Genovese, Walter Siti

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