La filosofia politica come critica sociale

10,00 – Introduce e presiede: Barbara Henry

10,30 – I SESSIONE: Metodi, forme e pratiche della critica sociale
Alfonso Maurizio Iacono: Marx, la critica sociale e la condizione postmoderna
Vinzia Fiorino: L’”utopia della realtà”: una riflessione su Franco Basaglia
Vincenzo Mele: Come è possibile un intellettuale? Teoria e pratica della critica sociale a parre da Pierre Bourdieu
Marco Solinas: Sul posizionamento del critico sociale
12,30 – Discussione

14,15 – II SESSIONE: La critica dei populismi

Rino Genovese: Può la cosiddetta filosofia politica affrontare la questione dei populismi?
Giuliano Guzzone: Ernesto Laclau e la “presenza assente” della categoria gramsciana di “rivoluzione passiva”
Anna Loretoni: Aspetti regressivi nelle democrazie contemporanee
Luca Corchia: Sfera pubblica e comunicazione politica online. Il modello analitico habermasiano e lo stile populista
Serena Giusti: La Russia è immune dal populismo?

16,45 – Discussione

17,30 – Conclusioni: Barbara Henry

Sui “gilet gialli”

di Rino Genovese

 Che si tratti di un conflitto sociale vero e proprio è fuori discussione. Nella Francia delle scorse settimane nulla di ciò che contrassegna una rivolta è mancato: l’autoconvocazione attraverso i nuovi media, poi i blocchi stradali, i più tradizionali scontri con la polizia, gli incendi, i danneggiamenti, i saccheggi. Il conflitto dei “gilet gialli” (inizialmente provocato da un aumento della fiscalità sui carburanti per finanziare la “transizione ecologica”) è senz’altro di ampia portata, qualcosa che – aspetto nient’affatto secondario –mette la provincia francese contro la capitale. Parigi è oggi una metropoli abitata da una specie di neo-aristocrazia, da una élite del denaro, delle professioni e del commercio, con il suo centro di potere definito da quella “monarchia repubblicana” tipica del presidenzialismo di matrice gollista.

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Soggettività vs. soggetto automatico: il rapporto di capitale e i suoi antagonismi

di Giorgio Cesarale

Secondo la tesi di Ernesto Laclau, il rapporto fra capitale e forza-lavoro sarebbe oggettivamente non antagonistico. Se una contraddizione si viene a costituire tra capitale e forza-lavoro, questa dovrà la sua origine a rapporti sociali extra-produttivi e soprattutto a un investimento di carattere politico.

Ma il concetto di “forza-lavoro” è davvero così impotente socialmente e politicamente? Il ragionamento di Marx, nella sua critica dell’economia politica, si muove precisamente lungo la direzione opposta. La nostra tesi è che per comprenderlo occorra misurarsi attentamente con le articolazioni più fini del concetto di “forza-lavoro”, specie là dove, come nei Grundrisse, esso viene associato a quello di “soggettività”.

Dall’analisi di tali concetti risulterà che il rapporto fra capitale e forza-lavoro ha bisogno, per costituirsi, di separare le sue determinatezze: deve cioè ospitare il non-rapporto, generando le condizioni di possibilità del conflitto, o, nel linguaggio di Laclau, dell’antagonismo.