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Fondazione per la critica sociale

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Interventi

Tutti a bordo, ma verso dove?

Contagiondi Antonio Tricomi

Era fisiologico: per quanti già la conoscessero, la pellicola cui tornare con la mente, in queste settimane, non poteva che rivelarsi Contagion, presto perciò eletta – dai mass-media come pure sui social – a visionaria anticipazione dell’incubo che ovunque nel mondo si sta vivendo per effetto della pandemia di covid-19. Non per nulla, la Warner Bros ha di recente comunicato al “New York Times” che, tra quelli disponibili nel proprio catalogo per la fruizione domestica, il film girato da Soderbergh poco meno di dieci anni fa è ormai il secondo più visto, laddove esso, fino al dicembre scorso, occupava il duecentosettantesimo posto appena in tale classifica. D’altro canto, oggi vien quasi naturale approcciare quel godibile ma scolastico (e non ideologicamente neutro) prodotto commerciale, più che al pari di una distopia costruita però secondo i moduli del thriller, alla stregua di un oracolare reportage sui nostri giorni. L’autentico protagonista del racconto offertoci da Soderbergh era infatti un virus – affine all’influenza suina e, tuttavia, assai più nocivo – proveniente dalla Cina e capace di diffondersi nel pianeta intero: sia perché rapidissimo nell’incubazione e nella trasmissione, sia perché non tempestivamente arginato, dai Paesi infettatisi, con sempre adeguate misure pubbliche di contenimento.

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Filed Under: Commenti, Politica Tagged With: Antonio Gramsci, Antonio Tricomi, Bong Joon-ho, Elias Canetti, Steven Soderbergh, Wolfgang Petersen

Smith Ricardo Marx Sraffa

BellofioreIl volume propone un percorso di lettura sull’economia politica classica, e su Marx, che si prolunga sino all’opera di Sraffa.
Un primo filo conduttore è dato da una visione della teoria del valore che non la riduce a determinazione individuale dei prezzi, ma ne sottolinea l’aspetto macrosociale: in Smith (lavoro comandato) come giustificazione del capitalismo, in Ricardo (lavoro contenuto) come base contraddittoria della teoria della distribuzione, in Marx (lavoro vivo in quanto lavoro astratto in movimento) come indagine sulla costituzione del capitale nel rapporto sociale di produzione.
Contrariamente alle interpretazioni più diffuse, le carte inedite di Sraffa, secondo l’autore, consentono di individuare una forte continuità dell’economista italiano con questo Marx.
Un secondo filo conduttore consiste nella riflessione circa il destino del lavoro nel capitalismo e oltre, che passa per la messa in questione dell’antropologia smithiana del lavoro sino alla liberazione dal lavoro intravista da Keynes, a cui si oppone la marxiana liberazione del lavoro. Ne emerge una visione apertamente contraria alla centralità totalitaria dell’economico, che nelle due appendici al volume si articola con la questione della natura e la questione di genere.
La trasformazione sociale è legata a doppio filo a un cambiamento strutturale della domanda come dell’offerta, e alla ripresa di un protagonismo conflittuale della classe lavoratrice a partire dai luoghi della produzione.

Riccardo Bellofiore è nato nel 1953. Docente di Economia politica all’Università di Bergamo, i suoi interessi sono la teoria marxiana, l’approccio macromonetario in termini circuitisti e minskyani, la filosofia economica, e lo sviluppo e la crisi del capitalismo. Ha recentemente pubblicato Le avventure della socializzazione (Mimesis, 2018), e ha curato, con Giovanna Vertova, The Great Recession and the Contradictions of Contemporary Capitalism (Edward Elgar, 2014) e Ai confini della docenza. Per la critica dell’università (Accademia University Press, 2018); con Francesco Garibaldo e Mariana Mortágua, Euro al capolinea? (Rosenberg & Sellier, 2019).

 

Filed Under: Collana critica sociale, Economia Tagged With: Francesco Garibaldo, Karl Marx, Mariana Mortágua, Piero Sraffa, Riccardo Bellofiore

Sarà un 8 settembre?

 8 settembredi Mario Pezzella

Il nostro primo ministro, citando Churchill, dice che stiamo attraversando l’“ora più buia”; speriamo invece che non sia un nuovo 8 settembre. Voglio alludere al fatto che da una sensazione di invulnerabilità dei corpi, di odio contro lo “straniero” e di identificazione col potere, si sta passando – in brevissimo tempo e non si sa per quanto – a una condizione di radicale insicurezza ontologica e politica, in cui tutti i parametri precedenti di comprensione e di riferimento sono sospesi e oscillanti.

Vedo che i filosofi discutono a proposito del contagio: è vero, è falso, è virtuale, è biopolitico, serve a introdurre uno stato d’emergenza, no l’emergenza c’è già, bisogna confidare nella scienza, no la scienza è una macchinazione, etc. È probabile che il paradigma biopolitico non spieghi interamente il presente stato di cose. Il “governo dei corpi” sta lasciando il posto a un disordine reattivo della natura, che pone in primo piano l’emergenza ecologica: la situazione attuale deriva dall’incapacità crescente a governare in modo non autodistruttivo la vita biologica.

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Filed Under: Commenti, Politica Tagged With: Ernesto de Martino, Ernst Jünger, Siegfried Kracauer, Umberto Galimberti, Walter Benjamin

Né con il virus delle destre né con Agamben

Giorgio Agambendi Stela Xhunga

Se prima del coronavirus ci avessero detto che un giorno avremmo avuto da ridire su Giorgio Agamben avremmo riso, eppure… Non eravamo pronti. Né al coronavirus, né al virus della paura creato dai laboratori della destra, né alla reductio ad unum proposta da Agamben in un articolo sul “manifesto” in cui parla della reiterazione dello stato d’eccezione generato da una “normale” influenza. Così “normale” da avere una mortalità superiore di più di tre volte a quella cui siamo abituati con i virus tradizionali. A scanso di equivoci, va da sé che le riflessioni di Agamben sono infinitamente più interessanti di quelle proposte da Salvini&Co; tuttavia, l’impressione è che entrambe manchino un punto: l’inedita rivedibilità della realtà. Restringendo il campo all’Italia e ripercorrendo le misure precauzionali adottate per esempio in ambito scolastico, impressiona la rapidità con cui di volta in volta la governance del rischio sia cambiata, si sia contraddetta, e infine abbia optato per la chiusura nazionale di tutti gli istituti scolastici per dieci giorni, dal 5 al 15 marzo. Non era mai successo nella storia d’Italia. Una misura “forte” che tuttavia non tiene conto dei centri diurni per i disabili, al punto che alcuni sindaci hanno agito autonomamente estendendo la delibera anche ai CDD (Centro Diurno-Disabili), CSE (Centro Socio Educativo) e SFA (Servizio di Formazione all’Autonomia), altri li hanno tenuti aperti, altri ancora si sono affidati alle scelte dell’Agenzia di tutela della salute e delle cooperative, che per lo più rimangono aperte, dato che i dipendenti non sono tutelati dagli ammortizzatori sociali previsti per chi lavora nelle scuole. Guardando a questo ristretto panorama, dovessimo tracciarne un grafico, vedremmo la linea delle “restrizioni” oscillare tra eccezioni senza mai crescere esponenzialmente in maniera uniforme. Uno stato d’eccezione con davvero troppe eccezioni per risultare eccezionale. Diversamente dalle emergenze passate, lo Stato ora è costretto ad affidarsi alle previsioni della medicina, non dell’intelligence, come nel caso del terrorismo. E poiché l’evoluzione del coronavirus finora non è stata prevedibile, quello che sta andando in scena in Italia, più che lo stato d’eccezione, è l’eccezionalità dello stato d’imprevedibilità. [Read more…] about Né con il virus delle destre né con Agamben

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Biosfera, l’ambiente che abitiamo

biosferadi Enzo Scandurra, Ilaria Agostini, Giovanni Attili

[Pubblichiamo questa sintesi del pensiero dei tre autori che mercoledì 4 marzo alle ore 18, nella sede romana della Fondazione, in via Vespucci 38, autopresenteranno il loro lavoro in forma seminariale per la serie “i nostri libri”].

Il “sistema clima” è un sistema molto complesso, caratterizzato da notevoli processi di retroazione (feedback). Il che significa che mano a mano che si sale di livello compaiono delle proprietà che non sono riconducibili alle proprietà delle singole parti. E significa ancora che tale sistema non è affrontabile con metodi riduzionisti. Di seguito si descrivono brevemente alcune questioni importanti per affrontare i “cambiamenti climatici”.

Cos’è ambiente

Prima di inoltrarci nei meccanismi che degradano il nostro ambiente, è necessario chiarire cosa significa questo termine. Convenzionalmente usiamo i termini di ambiente e natura come quasi sinonimi per indicare ciò che ci circonda e che non è ancora stato manomesso dall’attività dell’uomo o, quantomeno, che è stato preservato nelle sue condizioni quasi originarie.

Sappiamo che l’ambiente e la natura vanno conservati e difesi dalle attività antropiche perché costituiscono la risorsa più preziosa per la nostra sopravvivenza: sono l’habitat nel quale viviamo e dove si sviluppano le varie forme del vivente in tutta la loro diversità (piante, animali, esseri umani); ed è qui che si svolgono gli eventi naturali come piogge, venti, maree, e l’opera incessante di trasformazione naturale del nostro pianeta.

La storia tra l’uomo e la natura è una lunga storia di co-evoluzione dei sistemi viventi e dei loro ambienti e, al tempo stesso, di una incredibile simbiosi organica. Perché, se le attività dell’uomo trasformano la natura, anche quest’ultima non è mai uguale a se stessa. Cambia; e cambiando manda flussi d’informazione continui agli esseri viventi che a loro volta tendono a modificarla. Le due entità, uomo e natura, sono state per lungo tempo in continua evoluzione e di apprendimento reciproco. Vale la considerazione di Edgar Morin: l’uomo è 100% natura e 100% cultura, un paradosso matematico che esprime bene ciò che siamo e da dove veniamo.

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Antisemitismo di ritorno

Antisemitismodi Rino Genovese

L’antisemitismo riaffiora, riemerge dalla latenza. Perché è una sorta di basso continuo che accompagna l’intera storia del mondo occidentale, dal medioevo a oggi; e può essere considerato un barometro circa l’aria che tira nei rapporti della nostra cultura con l’alterità in generale. Quando questi rapporti entrano in una situazione di sofferenza conclamata, rispunta un antisemitismo mai veramente scomparso. L’ebreo è l’altro interno per antonomasia, quello che da sempre è qui e da sempre ci minaccia. L’antisemitismo è un razzismo molto specifico, il suo discorso non ha bisogno neppure del termine “razza” in senso biologico per esprimersi: c’era già prima che questa nozione pseudoscientifica si affermasse, nell’Ottocento, e a maggior ragione può esserci dopo il suo declino a partire dalla seconda metà del Novecento. L’antisemitismo non è un razzismo di tipo coloniale come quello sviluppato nei confronti dei neri, dei gialli, dei rossi, le cui differenze somatiche, percepibili a colpo d’occhio, espongono a una discriminazione spesso anche soltanto implicita, tacita, inserita in una comunicazione puramente gestuale – come quando qualcuno si allontana, magari con una smorfia, vedendo salire un immigrato africano sull’autobus. No, l’antisemitismo vive di una “messa in discorso”, addirittura di un atteggiamento militante che può arrivare fino al pogrom. Per questo è adattissimo a fungere da barometro della xenofobia e dei razzismi in generale: quando dall’implicito si passa all’esplicito, e quando riappare una strumentalizzazione politica della questione dell’alterità, il discorso antisemita riprende quota. Talvolta con un curioso spostamento della prospettiva: si consideri la teorizzazione di una “sostituzione etnica”, riferita oggi agli immigrati per lo più islamici, che – per una sorta di complotto, ordito magari dal finanziere ebreo ungherese-americano Soros – si starebbero imponendo in Europa come un’etnia tendenzialmente prevalente, pronta a rimpiazzare quella occidentale tradizionale, beh, questo stesso argomento della “sostituzione” fu già usato ai tempi dell’affaire dallo scrittore antisemita Maurice Barrès, che affermò: “Che Dreyfus sia un traditore, lo deduco dalla sua razza”. Ci sarebbe stata una macchinazione mondiale ordita dall’alta finanza ebraica con l’obiettivo di rimpiazzare gli europei: all’epoca in modo diretto, oggi piuttosto per interposta persona con il favoreggiamento dell’immigrazione.

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Filed Under: Sindrome identitaria Tagged With: Albert Memmi, Cristina Vincenzo, Emanuele Castrucci, Heinz Kohut, Maurice Barrès, Renato Foschi, Rino Genovese

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