Con Mimmo Lucano, per l’utopia concreta

Mimmo Lucanodi Marco Gatto

Siamo solo all’inizio, qualcuno dice. E non a torto. Ai toni virulenti della campagna elettorale di qualche mese fa rispondono oggi gli schiamazzi tribunizi di Matteo Salvini, nuovo titolare degli Interni, e le inconsistenze retoriche di Luigi Di Maio, capo politico dei pentastellati: da una parte, il fascio-leghismo; dall’altra parte, il grillismo qualunquista, che con il primo va tranquillamente a braccetto, dimostrando la propria mancanza di spina dorsale. Non riuscirà il premier incaricato a moderare queste pericolose emanazioni del post-berlusconismo, dal momento che e Salvini e Di Maio incarnano perfettamente lo spirito dei tempi che si è impadronito del nostro Paese. Dietro il volto apparente del governo di scopo, condito di una buona dose di ministri tecnici, si cela una non ancora meglio codificata narrazione identitaria, qualcosa che del populismo ha solo in una minima parte le sembianze. Perché più a una forma di retrivo tribalismo somiglia che a uno stile politico contrassegnato dalla semplificazione retorica di certe istanze.

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