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A proposito di Brexit e altri mostri

Pubblicato il 17 Aprile 2019 da Fondazione

brexitdi Luca Lenzini

C’è qualcosa di sinistro nel modo in cui il tema “Brexit” viene affrontato dai media, includendo in questa sfera non solo gli opinionisti più o meno di grido e i giornalisti di vario ordine e competenza, ma anche i politici, che ormai dai media sono generati, promossi e quando è il momento annientati. Nel caso dei politici continentali, a colpire è l’assoluta banalità delle dichiarazioni in merito, oppure il mutismo d’occasione: due manifestazioni con la stessa origine, ovvero il senso di profonda impotenza di chi, proprio mentre si propone come Decisore e Guida, è in realtà in balia di eventi che non è affatto in grado di controllare, così come non è in grado di capire né la propria futura rovina né quella del paese che dovrebbe governare.

La parabola di David Cameron, del resto, assomiglia non poco a quella di Matteo Renzi: l’aria disinvolta, disincantata e decisionista con cui, uscendo dalle brune limousine con le bandierine e i vetri fumée e abbottonandosi le giacchette, gli arditi giovinotti per un attimo si offrivano ai reporter assiepati sui marciapiedi prima dei grandi Vertici, non era che breve sogno, labile fumo senza arrosto; tutti quei brillanti ingressi erano soltanto il preludio della maldestra uscita di scena, tutta quella giovinezza mal spesa nient’altro che l’annuncio della precoce caduta.

Non è un caso che i due siano inciampati su dei referendum: è proprio questo, non il fatto in sé della “secessione”, il tema all’ordine del giorno. Che siano stati loro, gli Uomini di Governo, a chiamare alle urne i cittadini, è in tal quadro – dominato dai media, appunto – un fatto non senza significato, in quanto svela la base inconsistente e volatile del consenso, insieme denunciando la concomitante ridicola statura dei Leaders; fenomeno recente quanto alla velocità con cui si realizza, non nella radice prima e storica (tutta novecentesca), ma che comunque viene rubricato pur sempre come caso di “democrazia”.

E qui è il punto, naturalmente: perché sin dai tempi di Berlusconi per giungere a quelli di Trump (passando per Grilli e Casaleggi), non è soltanto la forma della democrazia ad aver subito una mutazione, ma la sua essenza. Sicché l’insistenza, per non dire l’ansia ossessiva, con cui ogni volta viene ribadito che, giusto o sbagliato ne sia l’esito, il pronunciamento su leave or remain è espressione del Volere del Popolo e in quanto tale di democrazia, bene si spiega con la segreta consapevolezza dell’infondatezza e del carattere a dir poco ambiguo di tale affermazione, e con l’altrettanto precisa intenzione di non mettere in discussione il modello che presiede agli sconquassi. La domanda mai posta è molto semplice: di quali mai strumenti il “popolo” è stato fornito per prendere decisioni di tale portata? Ah già, ma guarda: gli strumenti forniti dai media, i cui diversi orientamenti sarebbero a loro volta indice di democrazia, è vero. E in che consistono, allora, quegli strumenti, se non in slogan di protervi tribuni inverificabili dal popolo stesso, ma strombazzati da ogni canale o social a tamburo battente? Chi ne ha spiegato gli effetti, nel momento storico dato e nelle condizioni dettate dalla Globalizzazione e dal Libero Mercato? E quali, poi, le cause delle crisi a cui i cittadini reagiscono come possono, cioè affidandosi a questo o quello, per disperazione o calcolo, seguendo la trama prevista (e senza alcun complotto: non ce n’è bisogno) della volgarissima truffa? E alla fine, chi è la vera vittima di tutto questo cinico e ben collaudato processo? Ah già, ma guarda: proprio loro, i cittadini. Quale case study più eloquente, quale allegoria più trista e potente… Peccato, sì. Ma a loro in fondo, alla gente, è andata male sempre. O per caso pensavate che sguinzagliando le belve più selvagge del Liberismo la legge dell’homo homini lupus sarebbe stata finalmente smentita? Siamo seri, per favore. E poi di cosa vi lamentate, fatela meno lunga: è in queste battaglie mediatiche il sale delle democrazie.

Il mostro a due teste che tiene in ostaggio l’Italia non è che il figlio più che legittimo, la propaggine peninsulare dello stesso grandioso imbroglio: ed ecco il perché di quel vacuo sorrisetto che aleggia dietro il cerone dei volti inquadrati dalle telecamere, durante i talk show. Avrete colto anche voi, negli sguardi dei più navigati, una certa soddisfazione, appena repressa, per lo spettacolo della House of Commons così ridotta, per quel dibattito senza fine e senza senso, per quei rappresentanti del popolo così smarriti e balbettanti… Se la ride, il mostro a due teste in campagna elettorale permanente. Ma già Orazio lo aveva detto: De te fabula narratur (Sat., I, 1); e anche Mick Jagger nel soundtrack del remake di Alfie aveva avvertito i filistei, citando la Bibbia: «Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Matteo 15: 14).

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TagsBrexit David Cameron Donald Trump Luca Lenzini Matteo Renzi Mick Jagger Orazio

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