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Glenn Gould. Politica della musica

Pubblicato il 11 Giugno 2014 da Fondazione

Glenn Gould. Politica della musicaGlenn Gould è ormai un’icona del Novecento. La sua immagine campeggia ovunque si parli o si discuta di musica, quasi alla stregua di un marchio registrato. Eppure la diffusione del mito rischia di rimuovere la profondità del musicista, così attento alle dinamiche sociali e politiche, addomesticando il suo messaggio di interprete negli stereotipi della società dell’estetizzazione diffusa.

L’autore mette al centro della sua riflessione le questioni teoriche e politiche del lascito gouldiano, analizzando le registrazioni e gli scritti saggistici per costruire un discorso organico sulla sua idea di interpretazione musicale, e non manca di riflettere sull’influsso di Gould, soprattutto nelle opere di Edward W. Said sul fronte della critica culturale e di Thomas Bernhard su quello della letteratura. Si delinea il ritratto di un musicista sensibile a un’idea comunitaria di musica, che ha saputo anticipare un futuro in cui l’arte possa essere goduta e capita con l’attenzione necessaria. Gould si è realmente posto il problema della deriva culturale, provando a costruire soluzioni e a sperimentare pratiche di senso. Emerge un’estetica politica della musica, capace di far uscire aa figura dell’artista fuori dai luoghi comuni che deturpano l’immagine di un pianista condannato a essere schiavo del consumismo culturale.

Marco Gatto, assegnista di ricerca presso l’Università della Calabria e compositore. Coltiva interessi che spaziano dalla teoria letteraria all’estetica, dalla critica della cultura alla musicologia. I suoi scritti sono stati pubblicati da Rubbettino, Mimesis, Quodlibet. Collabora con “il manifesto”.

 

Archiviato inCollana critica sociale
TagsEdward W. Said Glenn Gould Marco Gatto Thomas Bernhard

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