Direi di no. Desideri di migliori libertà

Martedì 29 novembre – Ore 16.30
Aula H Via Fieravecchia 19 (2° piano)
Incontro con Enrico Donaggio a proposito del suo saggio:

Direi di no. Desideri di migliori libertà

Feltrinelli, 2016

Coordinano Rino Genovese e Luca Lenzini

Siamo diventati incapaci di un gesto elementare:
dire di no. L’arma più potente e carica
di speranza per chi desiderava libertà diverse da quelle
concesse dal presente. Libertà migliori di quelle proposte
oggi da un capitalismo che racconta di essere
l’orizzonte unico e privo di alternative.
Come è stato possibile fino a ieri dire di no?
In quale misura potrebbe tornare a esserlo?
Esistono gesti di libertà con cui incidere davvero sul reale?
Queste le domande che ci pone nel suo libro Enrico Donaggio,
al centro anche del nuovo incontro promosso dal Centro Studi Franco Fortini.

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Sesc Pompéia di San Paolo, l’individualismo sociale in Brasile

Sesc PompéiaTaccuino di viaggio
di Rino Genovese

[Questo articolo è apparso su “Il reportage”, 26, aprile-giugno 2016. Foto di Alessandro Lanzetta]

Primi a venirmi incontro, sceso dall’aereo, mentre il taxi cerca di farsi largo nel traffico delle sette del mattino, sono gli odori. Le città brasiliane traboccano tutte di friggitorie al chiuso e all’aperto fino a toglierti il respiro con le loro pastelle e salsicce, e soprattutto crocchette di frango, cioè di pollo, che insieme con il churrasco – noi diremmo il barbecue – segnano il ritmo di una vita che non smette di pulsare e nutrirsi a tutte le ore. São Paulo non fa eccezione: ne annuso l’aroma come quello di un appetitoso breakfast, che dà però un po’ fastidio a chi per prima colazione è abituato a un semplice caffè. Scaricato infine sotto il grattacielo che mi ospiterà, sorbisco il liquido nero in una grande tazza al banco di un baretto appena aperto. Ha inizio nell’ascensore che mi porta al ventinovesimo piano dell’edificio Copan l’esperienza reale della mia megalopoli. A questo enorme stabile dalla elegante forma ondulata, costruito da Niemeyer negli anni cinquanta, Regina Rheda ha dedicato un libro di racconti dalla vena surreale, intitolato L’arca senza Noè, per descrivere i suoi abitanti che, fino a non troppo tempo fa, formavano un’eteroclita schiera di poveracci, artisti spiantati e prostitute. Oggi l’edificio, in via di restauro, è popolato dalla nuova “classe media” (giovani coppie o più spesso single con un reddito mensile non superiore ai mille euro) creata dagli anni di Lula, come del resto l’intero centro storico, che conosce un processo di gentrification. Andata via una certa marginalità urbana, arrivano tra gli altri quelli come me, con le loro brave borse da viaggio piene di libri e di guide per fissare le idee e poter fare confronti.

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